La domanda più frequente e più difficile che viene rivolta ad uno scout è: “perché lo fai?”

Quesito con una serie di sottintesi tipo: chi te lo fa fare di avere tante sere a settimana impegnato? I week end spesso già fissati? Dormire in tenda o in posti poco comodi? Stare per una settimana H/24 con bambini o adolescenti? E tutto questo, e molto altro, gratis?

Proverò a dare una risposta, che naturalmente non è LA risposta, ma è la mia.

Intanto se sei cresciuto negli scout da bambino e quindi hai avuto occasione di vivere tante esperienze, ti senti talmente grato per essere stato così fortunato che vuoi ricambiare e regalare un po’ di questa fortuna a chi è più piccolo di te. Ti piace l’idea di rivedere i tuoi occhi sognanti negli occhi dei tuoi lupetti quando ti travesti da un determinato personaggio, per esempio. O quando rivedi la soddisfazione degli esploratori, dopo che sono finalmente riusciti a montare la tenda o negli occhi dei tuoi rover quando stanchi, sporchi e sovraccarichi,  sono arrivati alla fine dell’hike.  Quindi è come se sentissi di dover dare dopo aver ricevuto…e ti ritrovi a scoprire che è proprio perché dai che continui a ricevere: ti diverti e stai offrendo divertimento, vivi un’occasione e la stai offrendo, stai coi giovani – che sono sempre la parte migliore dell’umanità – e ti senti entusiasta.  Si innesca quindi un circolo virtuoso: ti senti portatore sano di energia positiva, un’energia contagiosa che investe tutti coloro che ti circondano.

Un’altra risposta possibile e plausibile è perché ti senti soddisfatto e la soddisfazione nasce dal sentirsi parte di un tutto. È proprio vera la frase che spesso si dice a chi recita la promessa e riceve il foulard al collo per la prima volta: “benvenuto nella grande famiglia degli scout”! Entri a far parte di una famiglia e anche in questo caso non puoi scegliere le persone che la compongono, anche in questo caso ci saranno abitudini tipiche, ci saranno momenti difficili con i tuoi fratelli e con le tue sorelle, ma ci sarà anche una condivisione senza pari degli spazi, degli oggetti, ma soprattutto dei valori. Ed è proprio per questo che ci si assume un incarico. Certamente lo si fa in base alla disponibilità che si può  e si sente di dare in quel momento; un incarico in prima linea, come educatore diretto o più dietro le quinte, come educatore indiretto. La motivazione del proprio impegno è più immediata per gli educatori diretti: gli occhi e i volti di cui scrivevo prima. Meno immediata ma comunque efficace e consapevole per chi sta dietro le quinte. Le persone che stanno dietro le quinte sanno che stanno lavorando per un progetto e per rendere gioiosi e felici quegli stessi occhi, per aiutare a crescere con valori quei volti. È come per il calcio o qualsiasi sport o per una compagnia teatrale. Sul campo o in scena ci vanno solo i giocatori o gli attori, ma quante persone hanno reso possibile questo? Allenatore, preparatore atletico, le scelte della società, costumista, scenografo, etc… Quindi sia che tu sia andato a cucinare ad un campo scout o se una volta alla settimana ti occupi di aprire l’economato per vendere le uniformi e i distintivi, piuttosto che se ti occupi del budget, insomma qualsiasi ruolo ti ricopra, sai e senti che quel pezzettino di cui ti occupi tu non è fine a se stesso, ma fa parte di un puzzle più grande. Ti senti parte di un processo (e questa sensazione dipende anche dalla bravura di chi lavora con te) e ti senti soddisfatto perché, dicevamo appunto, che la soddisfazione deriva dal sentirsi parte di un tutto.

Un’altra motivazione più profonda è che da scout, educatrice prima e formatrice poi, ho avuto sempre la sensazione di star partecipando attivamente a cambiare il mondo. Lo so che è un’espressione un po’ forte, ma per me è stato così. Facendo parte attivamente del mondo scout, mi sono accorta che con le scelte che prendevo, con le decisioni che condividevo, con l’esempio che davo, stavo apportando dei cambiamenti al Branco, alla Compagnia, poi al Gruppo, alla Sezione. E sentendomi agente del cambiamento, pensavo e sentivo che incidevo nel mondo scout e quindi di riflesso anche nel mondo non scout, perché non sai mai in quale terreno arrivano i frutti che hai seminato.

P.S. comunque un’altra risposta è che non faccio gli scout, sono scout. Una volta, per sempre.

 

Camilla Maggiore